Chi installa un impianto radiante a pavimento, a parete o a soffitto si pone quasi sempre la stessa domanda: “e d’estate, posso raffrescare anche con questo?”. La risposta è sì, ma con una condizione che non si può ignorare: bisogna controllare l’umidità. Un pavimento freddo in una stanza umida è il modo più rapido per ritrovarsi con goccioline d’acqua sulle superfici, muffe e un comfort peggiore di prima. In questa guida spieghiamo come funziona il raffrescamento radiante, perché serve la deumidificazione e come si dimensiona un sistema sensato per le case di Roma e del Lazio, dove le estati sono calde e spesso umide.
Come funziona il raffrescamento radiante
Nel riscaldamento l’acqua nei tubi è calda e cede calore all’ambiente. Nel raffrescamento succede l’opposto: nei circuiti passa acqua fredda (tipicamente intorno ai 15–18 °C, prodotta da una pompa di calore reversibile) che assorbe il calore dalla stanza. Non c’è alcun flusso d’aria fastidioso: il corpo cede calore per irraggiamento alle superfici più fredde, e la sensazione è quella di una frescura uniforme e silenziosa, molto diversa dal getto dei classici split.
Il limite è fisico: per evitare la condensa, la temperatura delle superfici non può scendere sotto il punto di rugiada dell’aria. E il punto di rugiada dipende dall’umidità. Se l’aria in casa è a 26 °C con il 65% di umidità relativa, il punto di rugiada è già intorno ai 19 °C: una superficie più fredda di così inizia a bagnarsi.
Perché il deumidificatore non è un optional
Il sistema radiante raffresca ma non toglie umidità. Per questo si abbina a un deumidificatore (o a una VMC con deumidificazione) che porta l’umidità relativa intorno al 50–55%, abbassando il punto di rugiada e permettendo all’acqua di circolare più fredda, quindi di rendere di più, in sicurezza. Senza deumidificazione si è costretti a tenere l’acqua più calda e il raffrescamento diventa poco efficace.
Pavimento, parete o soffitto: quale rende di più in estate
Pavimento
È il più diffuso perché c’è già per il riscaldamento. In raffrescamento ha una resa più contenuta, perché l’aria fredda tende a stare in basso e lo scambio è meno favorevole. Va benissimo per case ben isolate, con buona schermatura delle finestre e carichi estivi moderati. Non va mai spinto con acqua troppo fredda: la temperatura superficiale deve restare confortevole per i piedi.
Soffitto
Il soffitto è la superficie ideale per raffrescare: l’aria fredda scende naturalmente, lo scambio è migliore e si può ottenere una resa più alta rispetto al pavimento. È la scelta tipica quando il raffrescamento è una priorità e nelle ristrutturazioni con controsoffitti in cartongesso.
Parete
Il radiante a parete è una via di mezzo, molto utile quando non si può intervenire sul massetto o dove c’è poco spazio in altezza. Ne parliamo anche nella nostra guida dedicata agli impianti radianti a parete e a soffitto.
Le regole di un impianto fatto bene
Un impianto radiante in raffrescamento funziona se vengono rispettate poche regole, che per noi di EGE Italy sono standard di progetto:
- Sonde di temperatura e umidità in ogni ambiente significativo, collegate a una centralina che calcola il punto di rugiada in tempo reale.
- Temperatura di mandata sempre sopra il punto di rugiada con un margine di sicurezza: se l’umidità sale, il sistema alza l’acqua o spegne il circuito.
- Deumidificatori dimensionati sui litri/ora reali della casa, non “a occhio”.
- Schermature solari (tende, frangisole, vetri selettivi): ogni watt di sole che non entra è un watt che non si deve togliere.
- Integrazione con ventilazione (VMC) per il ricambio d’aria senza far entrare umidità esterna.
Attenzione ai preventivi “troppo semplici”
Se ti propongono il raffrescamento radiante senza deumidificazione e senza sonde di umidità, diffida. Il rischio non è solo un impianto che rende poco: è la condensa su pavimenti, intonaci e pareti. Un impianto radiante in raffrescamento va sempre progettato da un professionista che conosca il tema.
Un esempio numerico (indicativo)
Prendiamo un appartamento di 100 m² a Roma, con un fabbisogno di raffrescamento stagionale ipotetico di 3.000 kWh di energia frigorifera (valore puramente illustrativo: dipende da isolamento, esposizione e schermature). Con una pompa di calore reversibile che in raffrescamento lavora con un EER medio stagionale di 4, l’energia elettrica necessaria è:
3.000 kWh ÷ 4 = 750 kWh di elettricità.
A un costo ipotetico di 0,25 €/kWh la spesa stagionale per il raffrescamento è di 750 × 0,25 = 187,50 euro. A questo si aggiunge il consumo del deumidificatore, che va stimato nel progetto. Se parte di questa energia viene prodotta da un impianto fotovoltaico, nelle ore centrali della giornata (quando serve il fresco) l’autoconsumo è molto alto e il costo effettivo scende ulteriormente. È uno scenario realistico per un edificio ben isolato; per un edificio poco isolato i numeri cambiano e vanno calcolati caso per caso.
Incentivi: cosa c’è oggi
Un impianto radiante abbinato a una pompa di calore può rientrare nelle agevolazioni, ma conviene verificare caso per caso e con un tecnico, perché le regole cambiano spesso.
- Bonus ristrutturazioni ed Ecobonus: per il 2026 le aliquote sono confermate al 50% per l’abitazione principale e al 36% per gli altri immobili, con ripartizione in 10 anni. Dal 2027 sono previste aliquote più basse (36% e 30%). Sono escluse le sostituzioni con sole caldaie a combustibile fossile.
- Conto Termico 3.0: contributo diretto del GSE per la sostituzione dell’impianto con una pompa di calore, con percentuale massima fino al 65% delle spese ammissibili (varia per tecnologia, potenza e zona climatica). Non è cumulabile con Ecobonus o bonus ristrutturazioni per le stesse spese: va scelta la via più conveniente. Ne abbiamo parlato in dettaglio nella nostra guida al Conto Termico 3.0.
I dettagli (spese ammesse, massimali, scadenze di presentazione) vanno sempre verificati sulle fonti ufficiali (GSE, ENEA, Agenzia delle Entrate) prima di firmare un contratto: noi lo facciamo per te.
Come lavora EGE Italy
Siamo a Roma e ci occupiamo di efficientamento energetico e rinnovabili a 360 gradi. Per un impianto radiante in raffrescamento partiamo da un sopralluogo e da un calcolo del carico termico, poi progettiamo insieme circuiti, pompa di calore, deumidificazione e, se serve, fotovoltaico e accumulo, così che l’impianto funzioni davvero in tutte le stagioni. Ti spieghiamo con chiarezza costi, incentivi disponibili e risparmio atteso, senza promesse che non possiamo mantenere.
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